Al Referendum di Ottobre mobilitazione per il No

Una delle nostre priorità discussa proprio in questi giorni in tutti i vertici dirigenziali di Forza Italia è proprio il Referendum confermativo (Art. 138 Costituzione) della Riforma Costituzionale che riguarda l’abolizione del bicameralismo perfetto.

Renzi-boschi-riforma-costituzione.jpg

Perché i giovani siano informati, va precisato che è nostro interesse, per l’Italia che verrà, avere un assetto costituzionale stabile e democratico. Vorrei brevemente spiegarvi cosa non mi convince di questa Riforma così tanto discussa. Intanto ecco una sintesi tratta dal sito PolisBlog:

A Palazzo Madama siederanno in 100 in luogo dei 315 di oggi, così ripartiti: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, 5 personalità illustri nominate dal presidente della Repubblica. Saranno i Consigli regionali a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre le regioni eleggeranno ciascuna un altro senatore scegliendolo tra i sindaci dei rispettivi territori, per un totale, quindi, di 21 primi cittadini che arriveranno a Palazzo Madama. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà “in proporzione alla loro popolazione” ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato di questi ultimi sarà di sette anni e non sarà ripetibile. Andranno quindi a sostituire i senatori a vita e saranno scelti con gli stessi criteri: “cittadini che hanno illustrato la patria per i loro altissimi meriti”.

I nuovi senatori non saranno dunque eletti dal popolo e avranno tutta una nuova funzione, molto più ridimensionata, trasformando di fatto il nostro sistema in un “Premierato”.

Innanzitutto non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, mentre la sua funzione principale sarà quella di “funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”, che poi sarebbero regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio invece il Senato lo conserverà solo riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali.

In altre parole il nuovo Senato avrà un ruolo meramente consultivo. Inoltre, entrando nel vivo delle critiche, la riforma non è chiara e comprensibile e moltiplicherà le cause di conflitto tra Stato e Regioni e moltiplicherà di molto anche i procedimenti legislativi. False sono poi le argomentazioni sul taglio dei costi perché sarà di appena 1 quinto il risparmio. La Riforma Boschi non incide direttamente sul numero dei deputati alla Camera che resta tra i più alti d’Europa in proporzione alla popolazione.

Pensate poi che le proposte di legge popolari, che oggi richiedono 50 mila firme per essere presentate in Parlamento, se dovesse passare la riforma Boschi, si alzerebbe l’asticella fino a 150 mila firme. Quindi un grave gap per il processo democratico popolare.

Questa legge costituzionale inoltre, non rappresenta la volontà del Parlamento ma solo del Governo, tra l’altro di un Governo non eletto dal popolo e frutto di una maggioranza dichiarata incostituzionale a causa del premio di maggioranza. Questo è un altro punto su cui bisogna molto far leva, in quanto è proprio il premio di maggioranza così ampio che mina la rappresentatività parlamentare delle minoranze e consegnerà all’Italia un Parlamento – anzi una monoCamera – di “nominati” e non eletti. La sovranità passa dal popolo a una manciata di nominati grazie al premio di maggioranza dell’Italicum (su cui torneremo più avanti).

Se non dovessero bastarvi queste argomentazioni, sappiate che questa riforma che inciderà profondamente sull’assetto istituzionale del Paese, è stata scritta nelle aule chiuse di Palazzo Chigi insieme ai fedelissimi renziani e ai ticket-man di Alfano. Gente che nessuno ha scelto per governare il Paese!

Ed è per questo che noi giovani dobbiamo mobilitarci per il no, mentre la sinistra ha già scelto, come era prevedibile, di accodarsi al carrozzone per tenere la poltrona ancora salda. Tutti gli intellettuali, i radical chic, gli ex comunisti, si sono di fatto calati le braghe umiliando storicamente le posizioni delle loro basi elettorali. La sinistra sa che per restare al Governo deve infatti allargare il più possibile il compromesso che vede insieme pezzi di ex Dc con pezzi di ex Pci.

Più che una Terza Repubblica è una Prima Repubblica in versione 2.0. Abbiamo il potere di fermare questa orda di ipocriti accentratori e fare la differenza attraverso uno dei pochi strumenti rimasti in mano al popolo: il Referendum confermativo. Della serie “una matita per cancellare”.

Federico

Lascia un commento